La fiera secolare di Cantù, la festa del Santo Crocifisso, gli ottocento anni giusti dalla morte di san Francesco, la stagione dell’autunno che, come un grembo, accoglie queste ricorrenze… tutti questi eventi mi interrogano e mi lasciano stupito.
Intanto, perché sembra esserci un forte richiamo alla fede. Di fatto, in autunno, a me sembra sia più facile vedere Dio che abita nei paradossi: in autunno, al tempo stesso, abbiamo frutti maturi e rami spogli, come un forte segno che chi dà la vita alla fine la ritrova. Questo dare la vita e ritrovarla, guarda un po’, è lo stesso messaggio del Vangelo, anzi, proprio del Crocifisso: non c’è amore più grande di chi dona la sua vita; e chi la dona (la perde come si perdono e cadono le foglie) la ritrova (nei frutti, per esempio).
Queste dinamiche mi stupiscono e mi emozionano, perché mi rimandano alla rivelazione contenuta nelle sacre Scritture, fin dall’inizio della prima pagina della Bibbia. Infatti, nel racconto biblico della creazione non si narrano i meccanismi o come le cose sono state fatte un tempo, ma il rapporto che la Vita (con la “V” maiuscola) ha con le cose in ogni tempo. Non l’inizio del mondo, ma il suo perenne iniziare: la Vita si dà sempre di nuovo (il riposo del settimo giorno è custodia, non distacco) e tutto è con-creato (i sei giorni), cioè: collegato.
Della Vita (con la “V” maiuscola) godiamo multiformi quotidiane epifanie, manifestazioni ed espressioni che nella vita sperimentiamo, ma niente di ciò che è vivo è la Vita stessa. Lei (quella con la “V” maiuscola) è invisibile, inesauribile, eterna.
In autunno, però, mostra di più il suo gioco, proprio perché “fine” – meglio sarebbe parlare di “compimento” – e “inizio” coincidono. Il verde assorbito nei frutti maturi lascia spazio ai colori caldi del nostro destino: un destino che è sia riposo che rinascita. Lo ricordava molto bene Gesù a Nicodemo: “devi rinascere, ma… dall’alto”.
Il messaggio non solo biblico, ma che ci viene anche dal creato e dagli altri eventi ricordati, è chiaro: siamo vivi, ma non siamo la Vita (con la “V” maiuscola). Possiamo solo trasmetterla o distruggerla, oppure averne cura responsabilmente, come del resto Dio chiede all’uomo consegnandoli la creazione.
Solo apparentemente l’autunno può sembrare una stagione di decadimento, invece è un forte richiamo all’entusiasmo.
La fiera d’autunno con la celebrazione del lavoro dei cultori del creato (dalla terra agli animali), l’autunno stesso con i suoi colori dalle infinte sfumature, la festa del Santo Crocifisso con l’esaltazione del dono della vita, la spiritualità di san Francesco… tutto ci dice che dobbiamo cogliere frutti maturi, ma passando attraverso il dono di sé, concentrati e riposati nella Vita (con la V maiuscola), radicati nel silenzio e rinati continuamente.
Si deve imparare a tornare creature amate, per essere ricreati, perché finire è iniziare. L’autunno non è semplicemente una stagione, non è nemmeno un sentimento o una nostalgia, ma è un metodo della Vita (quella con la V maiuscola) con cui vivere la vita, l’esistenza quotidiana. don Maurizio.
