OTTOBRE 2026: MESE MISSIONARIO
Il gruppo missionario propone la recita comunitaria del S. Rosario ogni lunedì sera:
– Lunedì 12 Ottobre ore 21.00 Chiesa S. Leonardo
– Lunedì 19 Ottobre ore 21.00 Chiesa S. Carlo
– Lunedì 26 Ottobre ore 21.00 Chiesa S. Michele
DALLA VALTELLINA… PER LE MISSIONI
Un aiuto concreto, nell’ottobre missionario, per aiutare le missioni di padre Ermanno Roccaro (Etiopia) e Maria Carla Cappelletti (Tanzania):
– mele e torte per don Ermanno sono in vendita sabato 10 e domenica 11 ottobre negli orari delle Ss. Messe nelle chiese di S. Antonio e S. Teodoro;
– le mele per Maria Carla saranno in vendita sabato 17 e domenica 18 ottobre sotto il portico della chiesa di S. Michele, negli orari delle Ss. Messe.
NON SOLO “AD EXTRA” MA ANCHE “AD INTRA”
L’attenzione è posta in modo particolare sulle missioni “ad gentes” cioè sulle missioni estere e i missionari sparsi in tutto il mondo che testimoniano la fede cristiana e che hanno bisogno del sostegno di tutta la Chiesa.
Da un po’ di tempo però cresce sempre più la consapevolezza che l’impegno missionario sia impegno sempre più necessario nei nostri contesti di “casa nostra” ormai da considerarsi, se non proprio scristianizzati, sempre più bisognosi di recuperare la fede. Basterebbe pensare alla fatica educativa delle nostre famiglie nel trasmettere la fede ai bambini, ai ragazzi e ai giovani. Senza dimenticare tutto il mondo degli adulti che necessita di una cultura religiosa e di fede.
Di una Chiesa sempre più missionaria nei nostri contesti ne parlano da tempo gli arcivescovi della nostra Chiesa di Milano; anche l’arcivescovo Mario nella sua ultima proposta pastorale per l’anno in corso ne parla fin dall’inizio della sua lettera, suggerendo tutta una serie di modalità concrete, a cominciare da quella di una testimonianza convintamente gioiosa della bellezza e ricchezza della fede cristiana.
Ecco come ci sollecita a riflettere e ad agire concretamente sulle vie della missione.
L’IRRADIARSI DELLA GIOIA E DELLA CARITÀ: IL “VOLTO” DELLA CHIESA
È necessario correggere l’ingenuità di un immaginario pigro. La missione, infatti, è la docilità al Signore Gesù che vuole i suoi discepoli luce del mondo, sale della terra, lievito che fermenta la pasta. Le immagini di Gesù indicano un modo, uno stile di presenza, piuttosto che un calendario di iniziative. La missione è essere, prima che fare; un essere conformi a Gesù per operare secondo Gesù.
La missione è frutto della comunione con Gesù, è frutto della docilità allo Spirito Santo.
È ingenuo pensare che la missione sia uno spontaneo condividere l’esperienza spirituale. Si deve constatare che i discepoli di Gesù sono spesso inclini alla reticenza piuttosto che alla franchezza nel dare testimonianza delle loro persuasioni.
La missione, la docilità al comando di Gesù sono opera dello Spirito. E la celebrazione eucaristica, che offre la comunione con Gesù, è la grazia per dare forma alla Chiesa, comunione dei molti, e ardore della missione.
In sintesi, «questo è il cuore della missione della Chiesa: non amministrare un potere sugli altri, ma comunicare la gioia di chi è stato amato proprio quando non lo meritava. È la forza che ha fatto nascere e crescere la comunità cristiana: uomini e donne che hanno scoperto la bellezza di tornare alla vita per poterla donare agli altri» (Leone XIV, Udienza generale, 1° ottobre 2025).
Le nostre comunità in molti modi irradiano la gioia e con operosa carità agiscono secondo i sentimenti di Gesù. Gesù è sempre con noi, anche se i rapporti con il contesto in cui i cristiani vivono non sono sempre favorevoli e accoglienti.
Ma proprio questa è l’opera di Dio: la letizia, la perfetta letizia, come direbbe san Francesco, nelle persecuzioni.
LA TESTIMONIANZA DI PIETRO
Diversi testi del Nuovo Testamento ci aiutano a pensare e a lasciarci condurre dallo Spirito. La Prima lettera di Pietro è il testo che raccomando per la lectio e gli approfondimenti durante questo anno pastorale. Infatti, Pietro attesta che le comunità cristiane disperse nelle province d’Asia vivono di una gioia sorprendente:
Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, in vista della salvezza che sta per essere rivelata nell’ultimo tempo.
Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell’oro – destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco – torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà. Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime. (1Pt 1,3-9)
Le comunità presenti in un contesto ostile ricevono l’incoraggiamento a essere “edificio spirituale” di tutti coloro che, come pietre unite a «Cristo pietra viva, diventano anch’esse pietre vive, stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui» (cfr. 1Pt 2,4.9).
È questa testimonianza convinta e gioia il primo passo di una missionarietà sinodale ed evangelizzatrice anche e soprattutto nel nostro contesto sociale. don Maurizio.
