Pagina Iniz. 2026 Settembre DOPO VENT’ANNI… (LA RIFLESSIONE CONTINUA)

DOPO VENT’ANNI… (LA RIFLESSIONE CONTINUA)

COMUNITÀ “PSICHICA” O COMUNITÀ “PNEUMATICA”

Anzitutto andrebbero spiegati i termini che usiamo per chiarire cosa intendiamo dire… Dobbiamo, però, premettere che ci sono alcune “malattie” che possono caratterizzare una comunità cristiana e che rendono faticoso vivere e condividere una dimensione comunitaria della fede, un cammino pastorale fatto insieme e condiviso, relegando queste realtà sempre più ad un fatto privato tra me e Dio. Come superare queste tensioni che non ci fanno crescere e progredire nella via della comunione, della comunità e della collaborazione?

Prendendo spunto dal bellissimo scritto “Vita comune” di Dietrich Bonhoeffer – il grande teologo e pastore luterano ucciso nei campi di concentramento alla fine della Seconda guerra mondiale – possiamo distinguere due tipi di comunità: una “psichica” e una “pneumatica”.

La comunità psichica si caratterizza per le cosiddette affinità elettive, ovvero un gruppo di persone creano tra loro una comunione basandosi su interessi comuni, assonanze caratteriali, gusti condivisi, simpatie e tutto ciò che accomuna l’appartenenza a quel determinato gruppo. Certo, la comunità psichica in sé non è qualcosa di negativo; anzi, è bello che ciascuno abbia un gruppo di amici con cui condividere esperienze, confronti, svaghi, momenti di vita. Il problema si pone quando il criterio dell’affinità elettiva viene assunto nella formazione e nella gestione della comunità cristiana: diventa infatti inevitabile la formazione di gruppi chiusi, elitari, esclusivi, nei quali non si costruisce la Chiesa, bensì si perseguono i propri interessi o quelli del proprio gruppo di appartenenza e perfino del proprio “campanile”, della propria parrocchia o realtà ecclesiale.

Tipico di questa dinamica elitaria è la gestione di alcuni movimenti o di gruppi specifici; ma anche, all’interno di un’unica parrocchia, si moltiplicano gruppi tra loro isolati (formati dagli amici o dai coetanei che un tempo frequentavano l’oratorio o, come si dice, “la parrocchia” di una volta).

Tuttavia, capita che con fatica e resistenza riescono, però, a sentirsi parte di una condivisione più ampia nella quale le singolarità di un “gruppo psichico” non costituiscono barriere che isolano, bensì ponti che uniscono, integrano, includono, mettendo le proprie peculiarità a servizio del bene e della crescita di tutta la comunità.

La comunità pneumatica, al contrario, si fonda sull’azione dello Spirito che ci raduna e ci costituisce un corpo solo in Cristo. Scrive Bonhoeffer: «La fraternità cristiana non è un ideale che noi dobbiamo realizzare, ma una realtà creata da Dio in Cristo, a cui ci è dato di poter partecipare». Proprio per questo, aggiunge: «dal momento che la comunione cristiana è fondata solo in Gesù Cristo e nel dono del suo Spirito, si tratta di una realtà pneumatica e non della psiche».

Da qui, il primo passo per la realizzazione di una comunità cristiana che sia veramente secondo lo Spirito di Gesù; siamo chiamati ad un cambio di prospettiva radicale: la comunità non è qualcosa che si costruisce in base al senso di appartenenza, ma una realtà che già ci è data, che ci è donata da Cristo e nella quale ci è offerto di vivere.

Nella comunità cristiana non ci si sceglie, ma ci si trova; mentre una comunità psichica si caratterizza per uno scegliersi reciproco in base ad affinità che accomunano, nella comunità pneumatica ci si ritrova a vivere insieme uniti soltanto dall’unica fede nel Signore Risorto e dal desiderio comune di seguirlo, mettendo in pratica l’insegnamento del Vangelo. Non si distinguono gli amici dai meno amici, i bravi dai cattivi, i vicini dai lontani, perché l’unica cosa che ci accomuna è l’essere fratelli e sorelle amati dall’unico Padre che è nei cieli.

Scrive ancora Bonhoeffer: «Sarà Gesù Cristo a dirmi, contro tutte le mie opinioni e convinzioni, come si manifesti il vero amore per il fratello. Perciò l’amore spirituale è legato solo alla Parola di Gesù Cristo». E ancora «L’amore spirituale non è brama, non è desiderio di dominio o di potere, ma servizio, perciò si rende disponibile con generosità, abbandonando ogni rigidezza per cui “la si pensa come me, si fa come dico io”, oppure me ne vado. L’amore di comunione non trae origine né dal fratello, né dal nemico, ma da Cristo e dalla sua Parola».

La conversione cui siamo chiamati consiste precisamente nel rimettere al centro la Parola di Cristo, la quale (sola) è in grado di farci superare i criteri psichici dell’amicizia (certo positivi, ma non sufficienti né adatti ad una comunità cristiana), degli interessi, delle affinità, per vivere quella comunione di amore che fonda ogni relazione fraterna. Forse proprio in questo potremmo vedere una sorta di “cartina al tornasole” della salute della comunità: se manca l’armonia e l’inclusione, se si vivono divisioni e rivalità, se regnano il pettegolezzo e le male lingue, se facciamo fatica a comprenderci, a perdonarci, a superare pregiudizi e ristrette visioni, forse è proprio perché dobbiamo ancora vivere un cammino spirituale serio e ancorato sulla Parola di Cristo.

bbiamo ancora vivere un cammino spirituale serio e ancorato sulla Parola di Cristo. Concludo riportando ancora queste parole di Bonhoeffer le quali, mi sembra, possono ben sintetizzare quale sia l’unica cura possibile alle malattie che caratterizzano una comunità cristiana: «La comunione cristiana è tale per mezzo di Gesù Cristo e in Gesù Cristo. Ogni comunione cristiana non è né più né meno di questo… Apparteniamo gli uni agli altri solo per e in Gesù Cristo».

sto». Non a caso, in questa seconda tappa dell’ “itinerario Nicodemo” abbiamo riflettuto molto sulla centralità di Cristo e delle relazioni con Lui, per una fede da “discepoli credenti” e per aiutarci a progredire come Comunità Pastorale.

Sia questa la conversione che consente alle nostre comunità, alla nostra Chiesa di Cantù di splendere della bellezza di Cristo, rendendola capace di essere nel mondo segno eloquente della sua presenza di Signore Risorto vivo e presente nella sua Chiesa: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri» Gv 13,35. don Maurizio.

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