TENERE ACCESA LA FIAMMA DELLA SPERANZA
L’ anno del Giubileo 2025 si chiude, ma non termina la grazia del Signore che è da sempre e per sempre, e dunque ci accompagna tutti i giorni della nostra vita.
Non si chiude il Giubileo, perché esso deve in qualche modo continuare nella nostra vita portando i frutti di quel rinnovamento sperimentato nell’incontro con la misericordia divina ed ora richiesti dall’amore del Signore riversato nei nostri cuori. Guardiamo al futuro con la certezza che la grazia di Dio ci rimette continuamente in marcia. Nel dare, dunque, continuità all’anno santo trova attuazione l’invito di Gesù a Nicodemo: «devi “rinascere” dall’alto…» (cfr. prima tappa del “Progetto Nicodemo”).
Ora, tocca a ciascuno di noi e anche alla nostra comunità pastorale proseguire il cammino di fede, rinvigoriti dall’esperienza giubilare che per molti di noi si è declinata in vari modi. Non avrebbe senso celebrare un anno santo se poi non ne consegue l’impegno a vivere più cristianamente, coltivando sempre più la Non si chiude il Giubileo, perché esso deve in qualche modo continuare nella nostra vita, Gesù Cristo Unico, Necessario e Universale Salvatore. La chiusura dell’anno santo non ci invita ad archiviare un’esperienza intensa, ma a continuare una vita rinnovata, animata dalla grazia, modellata sul Vangelo e vissuta con impegno.
Non si chiude il Giubileo, perché è già tempo di guardare avanti e comprendere come continuare con fedeltà, gioia ed entusiasmo a sperimentare la ricchezza di quanto vissuto. Le nostre comunità potranno rimanere vive e dinamiche nell’opera della nuova evangelizzazione nella misura in cui non sprechiamo la forza rigeneratrice della misericordia di Dio. Non rattristiamo lo Spirito che indica sempre nuovi sentieri da percorrere per vivere con autenticità la nostra fede e testimoniarla agli altri portando a tutti il Vangelo e favorendo l’incontro con il Signore.
Non si chiude il Giubileo, perché dobbiamo proseguire il cammino come proposta unitaria di itinerario spirituale per imparare a diventare “discepoli credenti”, maturando una fede adulta e capace di incisività nella vita concreta e reale. Un cammino che per noi proseguirà fino a quella tappa significativa dell’anno della Redenzione 2033, anno millenario della Pasqua di salvezza del Nostro Signore Gesù Cristo. Il Giubileo straordinario della Redenzione (nel 2033) diventa punto di riferimento e “faro illuminante” attraente e attrattivo dell’itinerario che ci sta dinanzi, stimola il nostro incamminarci, guidati da quella luce.
Non si chiude il Giubileo, perché bisogna continuare ad essere “Pellegrini di Speranza” nel senso dato dal titolo originale in latino a questo anno santo: “Pellegrinanti nella Speranza”. In questa espressione è chiaramente indicata una continuità che non si può tralasciare o smentire, né tantomeno interrompere. Il cristiano è un “pellegrino” e il suo “andare” è sostenuto dalla Speranza che si compirà definitivamente nell’incontro, nella pienezza di vita e nella comunione eterna col Signore: fino ad allora siamo in cammino, non è possibile fermarsi ed è necessario raccogliere l’invito del mattino di Pasqua: «andate in Galilea là lo vedrete».
Per tutti questi motivi e per altri ancora, anche se ufficialmente si chiudono le “Porte Sante”, vogliamo mantenere aperto questo cammino. Lo faremo
MARTEDÌ 6 GENNAIO, SOLENNITÀ DELLA EPIFANIA DEL SIGNORE NELLA CHIESA DI SAN MICHELE, CON UNA CELEBRAZIONE EUCARISTICA SOLENNE ALLE ORE 18.00, A CUI SEGUE UN MOMENTO DI ADORAZIONE E CON UN GESTO CHE RIMARRÀ NEI PROSSIMI ANNI A RICORDARE CHE SIAMO SEMPRE “PELLEGRINANTI NELLA SPERANZA”.
Infatti, a nome di tutta la Comunità Pastorale, di cui ricorre il ventesimo anniversario nel corso del 2026, riaccenderemo la lampada già accesa a Coira durante uno dei pellegrinaggi medioevali che abbiamo ripercorso nell’anno giubilare, una lampada che rimarrà sempre ardente nella cappella del Battistero della chiesa di San Michele.
