LA VISITA DELL’ARCIVESCOVO PER IL 20° DELLA COMUNITÀ PASTORALE
STIMA E FIDUCIA PER IL CAMMINO FATTO, APPREZZAMENTO E SPRONO PER CONTINUARLO SULLE TRACCE DELL’ITINERARIO NICODEMO
Tre sono stati i momenti salienti della visita dell’arcivescovo nei quali ha voluto lasciare messaggi sintetici ma importanti per proseguire il cammino, rilanciando e facendo progredire la Comunità pastorale san Vincenzo.
Riportiamo di seguito solo una breve sintesi dei più significativi passaggi dei suoi discorsi.
NELLA BASILICA DI GALLIANO «La comunità pastorale come la Chiesa è stata voluta da Gesù per la missione perché lui desidera raggiungere tutti. E chiama i suoi discepoli a collaborare per la missione. Continuare e progredire nel cammino della comunità pastorale significa domandarci che cosa è più necessario per portare avanti la nostra missione. A riguardo propongo tre parole.
1) La missione è irradiazione della gioia; una gioia che non dipende dal successo, dal numero, dall’importanza che viene data dalla nostra attività, ma dipende dalla relazione con Gesù. Continuate a dissertavi alla sorgente della gioia. Prima delle iniziative, del calendario, degli incarichi, dei servizi e dei doveri, i discepoli di Cristo si riconoscono perché sono abitati da una speranza invincibile e da una gioia piena.
2) La missione universale e locale è responsabilità di tutti i battezzati. La promozione della corresponsabilità non è il reclutamento di forza lavoro ma la cura delle condizioni per cui tutti siano in grado di offrire il loro contributo dentro e fuori la comunità cristiana. La pratica della sinodalità è il modo concreto per ascoltare quello che lo Spirito dice alla Chiesa e a condividerlo affinché si realizzi il discernimento comunitario.
3) Questo è il tempo di “osare”. All’inevitabile declino in cui sembra cadere il nostro tempo, nell’inclinazione a vedere che le cose vanno male, in un’umanità convinta che può fare a meno di Dio, i discepoli del Signore osano parlare della Parola di Gesù, accettano di confrontarsi con idee diverse: noi osiamo dire la Parola che ci ha illuminato; osare la corresponsabilità dei ruoli dentro la Chiesa; i cristiani hanno qualcosa di importante da dire.»
NELL’OMELIA DELLA CELEBRAZIONE EUCARISTICA (l’omelia completa è disponibile qui)
«Quelli che non ce la fanno. Quelli che non possono farcela. Quelli di cui non si parla, quelli che non interessano a nessuno, perché non ce la fanno… Ecco, a chi non ce la fa a loro si rivolge il Signore, e promette di essere luce, consolazione, presenza amica. La povertà, la piccolezza, la vedovanza, la frustrazione… queste situazioni di chi non ce la fa non sono una condanna all’infelicità, ma sono la condizione propizia perché si compia la promessa di Dio. L’ascolto della Parola di Dio è la pratica necessaria per alimentare la speranza, per cercare risposte alle domande, per trovare consolazione nella desolazione. Per questo c’è la Chiesa, per questo c’è la comunità pastorale: perché sia ascoltata la promessa di Dio nella sua parola e nelle sue celebrazioni. La comunità pastorale, la Chiesa nel suo insieme, esiste per essere testimone che Gesù, il Crocifisso, è risorto; Gesù è vivo. Noi lo incontriamo, noi lo ascoltiamo, noi condividiamo i suoi sentimenti, noi ci mettiamo nella disposizione di Gesù, che rivolge un’attenzione privilegiata a quelli che non ce la fanno, come il Vangelo racconta.
Gesù non si è dedicato a quelli che non ce la fanno soltanto negli anni della sia vita sulla terra, ma continua a prendersi cura anche oggi nella Chiesa, nella pratica della carità, in quello che questa comunità continua a fare con la sua molteplice capacità creativa, di iniziativa, continua quella missione di Gesù.
Noi celebriamo questi 20 anni della comunità pastorale, e questa lunga storia di Cantù e di Intimiano, come una storia in cui si è praticata questa attenzione privilegiata. A quelli -come abbiamo detto- non ce la fanno ad essere al primo posto, ad avere successo, a realizzare i loro sogni… queste comunità sono riuscite invece a dire: “Fratello, sorella, tu ce la farai ad essere felice”.»
NELLA VISITA ALLA MADONNA DELLA CINTURA E PER LA BENEDIZIONE DELLE NUOVE VETRATE DELLA CHIESA DI SAN LEONARDO
«Le vetrate sono delle opere artistiche che rivelano la loro bellezza, si esprimono in tutto il loro splendore perché passa la luce. Ecco la responsabilità che abbiamo: essere come un vetro che fa passare la luce di Dio. Vivere la propria vocazione come un mezzo perché arrivi la luce di Dio.»
Madonna della cintura e la sua processione. «La processione è camminare sulle strade dove si vive e questo vuol dire che vogliamo trasfigurare il quotidiano.
Il ricordo di Ariberto di Intimiano -grande vescovo milanese- indica che questo vostro paese ha una chiara vocazione all’apertura verso la Diocesi Ambrosiana; la memoria di un santo che ci apre alla dimensione di tutta la Chiesa.» Arcivescovo Mario Delpini – 5 settembre 2026
