Oratorio Estivo 2026
EDUCARE CON STILE… FRANCESCANO
Qualsiasi forma di educazione punta a rendere capaci le persone a dare il meglio della loro vita, perché si insegna loro a conoscere chi sono e che cosa vogliono di autentico per il loro futuro: emblematico il fatto che tutti fin da piccoli abbiamo sempre detto: da grande farò…
La cultura dominante, invece, prendendo dalle macchine l’interpretazione dell’umano (vedi la denuncia di papa Leone XIV nella sua prima enciclica: Magnifica Humanitas a proposito dell’intelligenza artificiale) educa a funzionare per standard e risultati, facendo sentire i ragazzi oggetti di aspettative e non soggetti di possibilità. Il soggetto agisce, l’oggetto reagisce, il soggetto crea, l’oggetto si esaurisce, il soggetto è libero, l’oggetto è dipendente, il soggetto evolve, l’oggetto si logora, il soggetto si trasforma, l’oggetto si cambia e “si butta”.
Che cosa permette allora di sentirsi soggetti e non oggetti, protagonisti e non comparse e che cosa aiuta a educare i ragazzi al bello e al vero della propria vita, oltre che al giusto (bene)?
Educare è aiutare a crescere qualcosa che c’è già, ma ha bisogno di essere attivato: aiutare quell’origine-originalità già presente in ognuno ma che deve compiersi, svilupparsi, realizzarsi. Il processo di maturazione avviene per energia intrinseca alla persona, se questa è messa nelle condizioni di compierlo. Queste condizioni sono le relazioni primarie, che difendono da pressioni o menzogne.
Le relazioni buone attivano il maestro interiore del ragazzo che andrà poi a cercare autonomamente nel mondo ciò che serve a realizzare la propria forma; vivere diventa così svilupparsi, cioè sperare di nascere del tutto, mentre le relazioni tossiche vogliono il controllo dell’altro costringendolo in una forma che gli è esteriore (le leggi del “branco” i dettami degli “influencer”) come i condizionamenti che vengono dall’uso dei social. Il primo tipo di relazioni genera persone attive e responsabili, il secondo remissive e sottomesse alla logica del “così fan tutti” o delle mentalità superficiali.
Si dà educazione dove si trasmette questa passione e amore per il bello della vita: quest’amore e questa passione fanno entrare in risonanza altri a cominciare dai nostri ragazzi. La risonanza, a differenza dell’eco che lascia l’oggetto inerte poco dopo che si è esaurita la fonte del suono, è un fenomeno fisico che permette a chi vibra a quella lunghezza d’onda di continuare a produrla autonomamente anche quando la fonte smette di produrla. Da questo punto di vista la dimostrazione l’abbiamo nella figura di san Francesco, che dopo ottocento anni (quest’anno è esattamente l’anniversario della sua morte) continua a produrre risonanza, ad essere vivo e ad incidere con la sua testimonianza di fede e di vita nella vita degli altri.
La sua vita è attraversata dalle stesse tensioni che abitano ogni generazione – il desiderio di riuscire, la sete di libertà, il bisogno di riconoscimento e di successo – ma il suo sguardo cambia direzione: da sé verso l’altro, dall’avere all’essere, dal mondo dei privilegi al mondo della grazia, dall’eco di cose vuote alla sostanza di una vita degna.
Come ricorda Tommaso da Celano: «era tutto uomo di Dio, e il suo volto irradiava letizia; non era ipocrita, ma semplice; non era ruvido, ma amabile». In Francesco, il Vangelo prende corpo e si fa stile di vita, gesto, sguardo. San Francesco è uno che alla fine non ha seguito quello che tutti si aspettavano da lui o gli stereotipi illusori del suo tempo, ma il “maestro interiore” che lo ha aiutato a crescere in una vita bella buona e santa, nella fraternità, nell’amicizia, nel rispetto delle regole, nella lode a Dio e nella preghiera. Il maestro interiore è quel modello di vita adulta che Francesco ha scoperto in Gesù. La nostra educazione, invece, il più delle volte produce solo effetti d’eco destinati a spegnersi e così i nostri ragazzi rischiano di diventano oggetti di aspettative secondo i modelli della moda. Invece, dovremmo cercare effetti di risonanza in modo che i ragazzi diventino soggetti di possibilità, cioè noi incarniamo che cosa rende bella la nostra vita e, senza bisogno di sedurre o alzare il volume, chi ha quella vibrazione diventa lui stesso onda autonoma che realizza in pienezza la propria vita.
L’emergenza educativa non riguarda la fragilità dei ragazzi, ma quella degli adulti che non amano la vita o la affrontano “arrangiandosi”. Aiuta a crescere solo chi non smette di crescere, perché ciò che può essere e fare solo lui è inesauribile in una vita e accende la vita altrui.
Proprio per questo Francesco continua a parlare alle nuove generazioni. Non per un linguaggio poetico o per una simpatia spontanea, ma perché è segno di una vita che si è lasciata guidare dal maestro interiore, si è sviluppata non seguendo modelli che gli venivano imposti dall’esterno per apparire ed essere sempre vincente, ma si è lasciato educare da un Vangelo vissuto fino in fondo guardando ad un modello di vita bello, buono e felice come quello di Gesù. Noi adulti, se vogliamo educare anche nell’occasione delle vacanze, dobbiamo essere modelli adulti di questa bellezza.
L’Oratorio estivo 2026 nasce da questo desiderio: presentare ai bambini e ai ragazzi un amico adulto che non impone, ma invita; che non insegna dall’alto, ma accompagna nel cammino; che non offre risposte pronte, ma suscita il gusto della ricerca e della fede. Francesco, fratello e amico, diventa il volto umano del Vangelo. Attraverso la sua vita, bambini e ragazzi scopriranno che seguire Gesù non è un obbligo, ma una possibilità entusiasmante che li aiuterà a realizzarsi nella vita in modo maturo e contento.
