TUTTI ATTORNO ALL’EUCARISTIA PERCHÈ È L’EUCARISTIA CHE FA LA CHIESA
In queste giornate eucaristiche (sante quarantore), che celebriamo nel ventesimo anno dall’istituzione della nostra Comunità Pastorale san Vincenzo, vogliamo proprio vivere contemplando l’Eucaristia come principio e fondamento della Chiesa e quindi pregare davanti al Signore Eucaristico perché il suo amore ci renda sempre più comunità cristiana unita nella comunione e nella collaborazione. Non c’è Chiesa senza Eucaristia e non c’è comunità cristiana (pastorale) senza Eucaristia, senza stringersi attorno a Lui, come discepoli che imparano a “stare” e ad “abitare” con Lui.
L’espressione “L’Eucaristia fa la Chiesa”, coniata dal teologo Henri de Lubac, indica che la celebrazione eucaristica non è solo un atto di culto, ma l’evento fondante e costitutivo che edifica la Chiesa, trasformando i fedeli in un unico corpo mistico attraverso la comunione con Cristo. È il cuore della comunità, sorgente di unità e carità.
L’Eucaristia è il cuore e il centro della comunità cristiana e della sua vita e missione. Non si tratta però di una centralità geometrica, statica. La centralità dell’Eucaristia va concepita come qualche cosa di originale, come un centro dinamico: ci accoglie dalle diverse situazioni e provenienze vitali e spirituali spesso lontane, ci unisce a Gesù e ai fratelli e ci sospinge con Gesù e con i nostri fratelli verso il Padre.
Inoltre, ogni fedele sa che, mentre il cibo materiale si trasforma nell’organismo di chi lo assume, Gesù nell’Eucaristia conforma a sé chi si nutre di Lui: «Chi mangia la mia carne dimora in me e io in lui; colui che mangia di me, vivrà per me» Gv 6,56-57. Questa verità, operante a livello individuale, deve essere ancora ben capita, approfondita e tenuta presente nelle sue conseguenze per la comunità tutt’intera. Il cibo eucaristico fa dei molti un solo corpo, il corpo di Cristo, nello Spirito santo. Mettere l’Eucaristia al centro vuol dire riconoscere questa forza plasmatrice dell’Eucaristia, disporsi a lasciarla operare in noi non solo come singoli, ma anche come comunità cristiana, come parrocchie riunite in una comunità pastorale, la nostra, a sua volta unita nella Chiesa universale.
Perché è importante mettere l’Eucaristia al centro? Perché facilmente riusciamo a cogliere come l’Eucaristia costituisce un punto di riferimento della vita della comunità, anzi né è la sorgente, soprattutto per il fatto che Gesù dona sé stesso non per qualcuno soltanto, ma per tutti. Basterebbe anche un semplice paragone per capire questa ricaduta per la comunità. Basti pensare al ruolo che svolge, o dovrebbe svolgere, il pasto nella vita di una famiglia e di una comunità. È un momento tra i tanti, eppure si carica di significati e di valori che vanno ben al di là del gesto esteriore.
Durante il pasto si parla, si discutono gli avvenimenti comunitari, si fa il punto della situazione, si pensa al futuro. I beni che vengono scambiati e condivisi nel pasto comune si presentano come il simbolo concreto dei beni a cui tende la convivenza familiare o comunitaria.
Qualcosa di simile avviene nell’Eucaristia. Essa, per certi aspetti, è un episodio determinato e limitato nella vita della chiesa. Eppure, assume il valore di un momento sintetico e plasmatore di tutta la vita. Infatti, essa ci assicura il contatto vivente con Cristo, centro oggettivo della vita della Chiesa e di tutta la storia umana, e ci proietta a vivere lo stesso amore di Gesù là dove ciascuno vive ed opera a cominciare dalla stessa comunità cristiana.
Nonostante tutto questo, non è facile mettere l’Eucaristia al centro affinché essa plasmi la nostra comunità e formi la Chiesa. Infatti, l’Eucaristia è incompatibile con le divisioni nella Chiesa!
Se non mettiamo al centro l’Eucaristia come forza plasmatrice della comunità, sostituiamo la visione che discende dall’Eucaristia con le nostre visioni che dipendono dai nostri pregiudizi, dai nostri modi di intendere la vita comunitaria, generando continue tensioni. Le diverse prospettive, anziché integrarsi, si radicalizzano in contrapposizioni che ci mettono nell’occasione di essere pungenti nei giudizi, duri nei comportamenti, focosi nelle discussioni, caparbi nei programmi.
Se invece accettassimo il progetto di vita comunitaria che ci deriva dall’Eucaristia, troveremmo la vera valorizzazione anche dei nostri modi di vedere e soprattutto sperimenteremmo la forza della carità che viene dal dono della vita di Cristo, che ci attrae nel cuore del Padre e diventa vittoriosa sui nostri limiti e peccati.
Una comunità che si lascia veramente formare dall’Eucaristia comprende, inoltre, che Gesù vuole attirare a sé tutti gli uomini. Diventa quindi una comunità non chiusa in sé stessa o nelle sue piccole realtà, ma che va sempre oltre sé stessa, si sente mandata da Cristo a ogni uomo, non si dà pace finché il Vangelo della Pasqua non ha raggiunto tutte le situazioni umane: questa prospettiva permette di superare le ristrette visioni delle proprie realtà, fossero anche quelle di ogni singola parrocchia.
La celebrazione e l’adorazione dell’Eucaristia raccoglie tutta la vita del credente e della comunità cristiana (pastorale) per darle l’autentica impronta di Cristo e insieme la rilancia verso nuove mete comunitarie e missionarie anche solo… dopo vent’anni. don Maurizio.
