Pagina Iniz. 2026 Aprile IL “PENTAGONO” DELLA PACE

IL “PENTAGONO” DELLA PACE

LA PACE, NÉ DI DESTRA NÉ DI SINISTRA

S abato 11 aprile si è svolta la veglia di preghiera per la pace che papa Leone XIV ha chiesto a tutti i cristiani in quest’ora davvero difficile. Ancora una vola l’ennesima preghiera, un’altra veglia… Ma è assolutamente necessario per chi professa la fede cristiana. Una riflessione e una preghiera necessarie anche nella memoria di questo 25 aprile dove, per l’ennesima volta, abbiamo il dovere di ricordare e celebrare la liberazione affinché non ci sia più nessuna forma di oppressione, di sopruso delle libertà e della dignità delle persone e dei popoli. Pertanto anche in questo 25 aprile sale forte la nostra voce per la pace. Pace contro ogni forma di guerra e di oppressione culturale, politica, militare: come afferma il Vangelo ogni cristiano sa che sono beati i miti, gli operatori di pace e coloro che hanno fame e sete della giustizia (Mt 5,1ss).

Infatti: «“Cristo è la nostra pace”, disarmata e disarmante. Una verità che ci richiama all’ostinazione per la pace che dovrebbe caratterizzare ogni uomo e ogni cristiano: l’impegno per la pace non è di destra o di sinistra: è semplicemente un dovere. ogni persona e ogni popolo dovrebbe essere contro la guerra, a prescindere dalla visione religiosa, politica o ideale che abbraccia. Chiunque sia a favore della vita, in ogni sua fase, deve essere contro la guerra, senza trovare alcun motivo di giustificazione per essa».

Per questo obiettivo possiamo proporre CINQUE AZIONI alla portata di tutti, che potremmo definire quasi un “pentagono di pace”, perché non ci sia spazio all’impotenza e alla rassegnazione. «Cinque azioni: un pentagono che, a differenza di quello statunitense, ormai sinonimo di strategia bellica, è un pentagono di pace. Nessuno dei suoi cinque lati per un cristiano è trascurabile. È un pentagono che costituisce, del resto, il tessuto quotidiano dell’azione ecclesiale, quella che chiamiamo “pastorale” delle nostre comunità».

· Primo, sdegnarci e alzare la voce: IL DISARMO DELLE COSCIENZE. Contro un’anestesia emotiva che sta conquistando il mondo, possiamo ricordare l’espressione della tradizione cristiana, la “santa indignazione”. Non si tratta di qualcosa di cattivo ma è lo stimolo a superare l’apatia e l’insensibilità (l’essere lasciato in pace), l’indifferenza e la “comfort zone”. Lo sdegno va alimentato come “spia” per tenere desta la coscienza, contro il sonnifero dell’acquiescenza. La rassegnazione al male.

· Secondo, favorire il dialogo: IL DISARMO DELLE PAROLE. L’identità cristiana è per sua natura aperta: l’incarnazione del Figlio con ogni essere umano, permette di vedere in ciascuno l’impronta del Padre creatore e della nostra comune figliolanza e fraternità. In questa ricerca i cristiani incrociano tanti compagni di viaggio che, da sponde differenti, cercano la pace e con loro provano a costruirla. Recuperiamo le parole del dialogo, del rispetto dell’altro, della gentilezza, della verità contro la menzogna.

· Terzo, pregare e intercedere: IL DISARMO DELLE ANIME. Le Scritture bibliche ricordano che la pace va invocata. Ma a che serve pregare? La preghiera disarma le anime. “Il primo effetto della preghiera per la pace è proprio quello di curare le ferite di chi si rivolge al Signore: perché avverte che non ha senso invocare la pace se non la si accoglie prima di tutto dentro di sé”. I discepoli di Gesù sanno che la preghiera non è un esercizio facile: non tanto per l’attenzione mentale che richiede, quanto per la verifica esistenziale che attiva.

· Quarto, rimboccarci le maniche e aiutare: IL DISARMO DELLE MANI. Il senso di impotenza nasce dalla sproporzione tra l’imponenza delle atrocità oggi sotto gli occhi di tutti e l’esiguità di ciò che possiamo “fare” per cambiare il corso degli eventi. Ma la percezione di debolezza deve evitarci di scivolare nell’immobilismo, nella rassegnazione e nella disperazione. Per quanto sembri una goccia nell’oceano, il nostro aiuto non può mancare. Per esempio, con l’educazione fin da piccoli alla non violenza.

· Quinto, testimoniare e rimanere fedeli a Gesù: IL DISARMO DEI CUORI. Più che della guerra preventiva, che non ha nessun fondamento nel diritto internazionale, c’è bisogno della «pace preventiva», che nasce dal mandato di Gesù e che i discepoli donano senza aspettare la reazione. Non c’è pace senza perdono: e il perdono richiede, allora come oggi, la mediazione dei santi e la parola del Vangelo che insegna che l’unico modo di rispondere, opporsi e sconfiggere il male è paradossalmente il bene.

 

LogoComPatorale