CHE STRANA E PROVOCANTE COINCIDENZA!
Incredibile paradossalità ciò che ci è capitato! E al tempo stesso segno dei tempi, che ci provoca e va interpretato alla luce dello Spirito, perché gli eventi non ci travolgano.
Il giorno dell’inizio di questa ennesima guerra, nel momento dell’attacco militare all’Iran, noi parrocchiani della comunità pastorale san Vincenzo, insieme a migliaia di altri pellegrini, eravamo ad Assisi, la città della pace, la città che nel lontano 1986 aveva accolto tutte le religioni della terra e che sotto la guida di san Giovanni Paolo II avevano pregato, ciascuno con le loro preghiere, per il bene dell’umanità intera soprattutto per il dono della pace. Nei giorni del nostro pellegrinaggio, proprio in quelle ore drammatiche dell’attacco – strana ma intricante coincidenza – eravamo davanti alla reliquia del corpo di san Francesco, esposto per la prima volta dopo ottocento anni dalla sua morte, il santo disarmato e disarmante del dialogo con il Sultano a Damietta durante una delle tante crociate.
Oltre ogni interpretazione anche fantasiosa di quell’incontro, il Sultano lo ammirò e si persuase che era un uomo diverso da tutti gli altri, e lo ascoltò predicare il Vangelo con grande soddisfazione anche se non arrivò a convertirsi. È certo che il rifiuto della violenza e della sopraffazione erano sentiti e praticati da san Francesco esattamente come il rifiuto della ricchezza. In tutte le occasioni san Francesco si è limitato a far vedere con la parola e con la vita, a chi vuol capire, che c’è un’altra via.
Commossi, emozionati e concentrati spiritualmente con tutto il bagaglio dei nostri sentimenti, passando davanti alle poche ossa del piccolo santo uomo di Assisi, non poteva passare inosservato, in quelle stesse ore, il momento che il mondo stava nuovamente vivendo con il dramma di una nuova guerra.
Sembra incredibile! Quel piccolo scheletro, dopo ottocento anni, ancora oggi con la sua piccolezza inerme, la sua umiltà, povertà, con la predicazione della parola del Vangelo, alza nuovamente, dopo secoli, il suo grido per la pace nel rispetto di Dio stesso e per il rispetto di ogni uomo figlio di Dio, al di là di ogni interesse più o meno giustificato e giustificabile.
Ci sarebbe ancora altro e molto da dire su quell’esperienza di pellegrinaggio, ma l’incombenza degli avvenimenti e la necessità ancora una volta della preghiera per la pace mi impongono di lasciare la parola al nostro arcivescovo Delpini che, a nome di tutti, ha innalzato anche lui il suo grido di intercessione. Ecco il testo della sua meditazione.
La preghiera, la compassione, la carità per farci carico dell’infelicità del mondo, insieme con Gesù che si è fatto carico dei nostri peccati. I potenti della terra sembrano impegnati a procurarsi e a procurare infelicità ai popoli di tutta la terra e noi siamo qui con la nostra impotenza a intercedere per la pace disarmata ma incapace di essere disarmante. Noi siamo qui perché tutti i popoli riconoscano la possibilità della consolazione e della gioia.
La preghiera, la compassione, la carità: in un momento in cui sembra che tutti siano contro tutti, insieme con Gesù siamo qui a dichiarare l’intenzione di percorrere la via improbabile percorsa da Gesù e cioè di non essere contro nessuno e di vivere ed essere a favore di tutti.
Invochiamo lo Spirito perché infonda i suoi doni su tutti e convinca che la fraternità universale non è un’utopia fantasiosa ma è la vocazione dell’umanità. E noi siamo qui a dire eccoci.
La preghiera, la compassione, la carità: si accumulano sulla faccia della terra vittime senza numero, senza nome, vittime della violenza, delle bombe e la morte è l’unico esito di questo assurdo sperpero di ogni risorsa e i vincitori esibiscono come trofei i volti di quelli che sono riusciti a uccidere come in epoche barbariche.
Noi siamo qui insieme con Gesù a intercedere per tutti e a professare la nostra fede nel Signore che ha vinto la morte e verrà, verrà a giudicare i vivi e i morti e costringerà i nemici a guardarsi in faccia e a provare le pene dell’inferno nel riconoscere che l’unica speranza dell’umanità è il perdono, la riconciliazione e la pace.
Ecco, a questo ci invita questo momento: ci invita alla preghiera, alla compassione, alla carità, alla intercessione.
Senza cadere nel facile rischio di parteggiare per l’una o per l’altra delle parti. don Maurizo.
