Pagina Iniz. 2026 Marzo ENTRARE CON GESÙ NELLA SUA PASQUA…

ENTRARE CON GESÙ NELLA SUA PASQUA…

ENTRARE CON GESÙ NELLA SUA PASQUA…
…COME DISCEPOLI “NECESSARI” E “INCONSAPEVOLI”

Nel secondo passo del nostro “itinerario Nicodemo” stiamo sottolineando la centralità della persona di Cristo e quindi l’importanza dello “stare” con lui. I verbi che ci guidano, anche attraverso la contemplazione della seconda icona di G. Cordiano, “stare” e “abitare”, ci richiamano alla relazione con il Signore quale esperienza fondamentale della nostra fede che le dà consistenza e supera il rischio della sola ritualità e formalità religiosa.

Tutto questo è particolarmente importante alla vigilia della celebrazione della “Settimana Autentica” e del “Triduo Pasquale”. A ben guardare, infatti, tutti i racconti della Passione che ascolteremo dalla Domenica delle Palme fino alla domenica della Risurrezione, ci narrano il desiderio del Signore di averci vicino anzi di restare con lui in questi momenti decisivi della sua e nostra vita.

Se all’inizio egli chiamò i discepoli “perché stesso con lui e anche per mandarli” (Mc 3) e li aveva invitati ad andare a vedere dove abitava (Gv 1), ora, in questi giorni santissimi, è proprio lui che desidera ancora più ardentemente che non lo abbiamo ad abbandonare ma a condividere le sua “ora”. Quella “ora decima”, che aveva così tanto segnato l’esperienza dei primi discepoli fino al punto che non l’avrebbero più dimenticata, adesso è lo struggente desiderio di Gesù che richiede la nostra presenza per riempie la sua solitudine, il nostro affetto per animare la sua missione, la nostra amicizia per confortare la sua passione, la nostra confidenza per condividere i suoi intimi pensieri, la nostra preghiera per non entrare nella sua e nostra tentazione.

A dire il vero davanti a questa sua umana e divina richiesta di relazione profonda, anzi di vera e propria comunione, noi come già i discepoli di allora siamo “necessari” a Gesù ma “inconsapevoli” e “inadempienti”. Proprio nel momento del dover stare con lui in modo molto particolare, noi, come loro, non capiamo; nell’ultima cena, mentre mangiamo con lui, restiamo confusi e persino capaci di tradimento; nel momento della preghiera e della comunione col Padre suo e Padre nostro noi, come loro, ci addormentiamo; nel momento della testimonianza che con coraggioso silenzio e nella verità Gesù dà, noi scappiamo e lo rinneghiamo se non tre volte magari anche di più.

Lui ci ha chiamati a stare e ad abitare presso di lui, noi abbiamo aderito entusiasti a questa relazione di comunione e ora ci troviamo “inconsapevoli” ma “necessari”, necessari soprattutto per Gesù. E l’essere necessari alla Pasqua di Gesù non dipende da noi ma ci è dato per grazia.

Per questo, entrare e stare nella Pasqua di Gesù è arrendersi al suo amore. “Inconsapevoli”, eppure, “necessari”: così i discepoli hanno celebrato la Pasqua di Gesù; così anche noi oggi siamo invitati a celebrare la nostra Pasqua per diventare “discepoli credenti”.

Tendiamo alla Pasqua consapevoli di quello che celebreremo; nei giorni del Triduo non ci sfuggirà l’importanza delle celebrazioni. Eppure, non è infrequente, arrivando a quei giorni santi, trovarsi presi da una sensazione di impreparazione, di non essere nelle disposizioni spirituali migliori, di non cogliere e vivere fino in fondo il significato di quello che celebriamo. Già: discepoli “necessari” a Gesù in questi momenti, ma “inconsapevoli”.

Nella relazione con lui è importante Sentirsi accolti Nonostante la stanchezza o il senso di impreparazione che possiamo avvertire nell’approssimarsi della Pasqua, è d’aiuto sentirsi necessari e, quindi, accolti dal Signore che desidera fare Pasqua con noi. Il Signore non chiuderà la porta del Cenacolo, anche se ci attardiamo per la pesantezza del nostro passo, e riserverà un posto per noi. Il suo dono è per tutti, anche per Giuda che intinge nel piatto stesso di Gesù.

Nella relazione con Lui è importante Restare umili. L’umiltà, virtù che ci avvicina a Dio, “non è nient’altro che la vera conoscenza e la piena coscienza del proprio io, così com’è. Nelle relazioni -affinché queste siano autentiche- restare umili è la garanzia per la vicinanza al Signore e per ricevere da Lui il nostro vero nome, Lui che conosce i segreti del cuore. Forse non saremo preparati alla Pasqua come vorremmo. Ma immagino che al Signore basti dire quello che siamo, come stiamo, cosa stiamo vivendo e che sentimenti abitano il cuore. Per la nostra umiltà, come per quella del buon ladrone sulla croce, il Signore ci consegnerà il nome nuovo, una identità rinnovata: “Sarai con me”, perché lui solo conosce l’insondabile nostro cuore.

Nella relazione con Lui è importante Coltivare il desiderio È il desiderio dell’anima di vedere e incontrare il Signore. Nella mente prende forma l’immagine della corsa di Pietro e di Giovanni al sepolcro, assetati di verità e di speranza, per cercare conferme della resurrezione di Gesù e trovare la sorgente della loro fede pasquale in Cristo risorto (Gv 20, 3-10).

È il desiderio dell’affetto intuitivo della Maddalena, che va al sepolcro di buon mattino e dopo averlo riconosciuto abbraccia Gesù vivo; c’è la precedenza nella corsa di Giovanni, l’attesa e l’entrata nel sepolcro per vedere e credere, due verbi che qui sembrano sinonimi e si combinano nell’unico atto di fede; c’è la lentezza di Pietro che entra nel sepolcro, vede e cerca il senso, perché, come spiega Giovanni, “non avevano infatti ancora capito la Scrittura: che egli doveva risuscitare dai morti” (Gv 20,9). Hanno modi diversi ma tutti si aiutano a vicenda, nel rispetto reciproco, a cercare i segni della presenza viva di Dio e a restare nella relazione, nella comunione con lui.

Sentiamoci accolti nell’intimo desiderio di Gesù, che è desiderio di comunione che viene prima da lui che da noi.

Restiamo umili, quasi come ladri pentiti, per ricevere il nome nuovo che solo la Grazia di Dio può consegnarci: “amato, perdonato, sarai con me”.

Coltiviamo il desiderio, per cercare e trovare i segni della presenza del Risorto che ci anticipa sempre e, soprattutto, non è là dove lo hanno posto gli uomini ma dove Lui intende farsi trovare: nella personale Galilea nella quale tutti ci troveremo, ciascuno con il suo passo, veloce o lento, fresco o appesantito, ma tutti orientati all’incontro con Lui. don Maurizio.

LogoComPatorale