IL CAMMINO DI QUARESIMA 2026
Non è infrequente vedere persone con gli schermi dei cellulari crepati. Queste crepe sullo schermo ci fanno pensare a qualcosa di non immediatamente evidente e cioè che tutti abbiamo qualche “crepa”, qualche “distorsione” nel nostro modo di vedere la realtà, di vedere noi stessi, di vedere gli altri, di vedere Dio.
Dobbiamo riconoscerlo. Lo schermo del nostro sguardo è crepato. Ma forse la soluzione non è cambiare continuamente telefono per avere modelli più sofisticati e cover più resistenti.
Quest’anno ricordiamo gli 800 anni della morte di Francesco d’Assisi. C’è un affresco di Giotto, uno dei più famosi, che ritrae Francesco mentre predica agli uccellini. San Francesco è simpatico a tutti, perché tutti, in fondo, desiderano una vita più semplice e più gioiosa di cui lui è stato testimone.
Inizia la Quaresima, tempo apparentemente desueto perché le classiche parole quaresimali (preghiera, penitenza, digiuno) sembrano obsolete. Eppure, tutti desideriamo la semplicità di Francesco che parlava agli uccellini. Ma da dove è partito Francesco e il suo itinerario spirituale? La conversione del poverello di Assisi non si può ridurre ad un episodio specifico, ma tutti gli studiosi sono concordi nel ritenere che uno dei momenti decisivi per la sua conversione sia stato l’incontro col lebbroso. Dunque, la nostra prima preoccupazione non dovrebbero essere le “crepe” dei nostri schermi, cioè dei problemi relativi che non fanno altro che chiuderci in noi stessi, ma le “crepe” della vita degli altri, le crepe assurde di questa società e di questo mondo che preferisce l’immagine alla verità, l’individualismo alla fraternità, la guerra alla pace.
Inoltre, altri episodi che testimoniano la conversione di san Francesco sono legati alla sua appassionata ricerca dell’essenziale della fede, ovvero dell’incontro con il Signore e della relazione con Lui, per imparare a vivere come Lui.
Il nostro itinerario spirituale del progetto Nicodemo sottolinea, proprio in questo anno, l’importanza del rapporto intenso, autentico e profondo con il Signore. È il passo che proponiamo anche attraverso i prossimi Esercizi Spirituali della Comunità Pastorale, aiutati da tre riferimenti evangelici: Mc 3,13-19; Gv 1, 35-42 ss.; Gv 15, 4-10.
Lo “stare” della chiamata dei discepoli e l’invito ad “abitare” con Gesù evolvono nel “rimanere” nella relazione con Lui coltivandola fino alla sequela. Di fatto nel Vangelo Gesù chiama a sé i discepoli, e per riflesso tutti gli uomini, perché anzitutto e prima di tutto «stessero con Lui…» (Mc 3, 13). Anche la chiamata dei primi discepoli secondo l’evangelista Giovanni è caratterizzata da questa relazione intensa e da una condivisione confidenziale, amichevole, familiare descritta da quell’ “abitare” e dalla risposta di Gesù alla domanda dei discepoli: «Maestro dove dimori?» (Gv 1, 37-38).
Che sia proprio questo “ritorno” a Cristo e questa centralità della relazione con il Signore (“stare”, “abitare”, “rimanere”) ciò che lo Spirito chiede alla Chiesa del Signore per questo nostro tempo? Che sia proprio questo lo stile di semplicità e di interiorità della fede che è richiesta ai cristiani di oggi?
L’occasione eccezionale dell’esposizione del corpo di san Francesco in occasione degli ottocento anni dalla sua morte ci permette di riflettere sull’intensa relazione personale con Cristo che quest’uomo spirituale ha avuto, segnando in modo indelebile la storia della cristianità.
Il pellegrinaggio che proponiamo alla Comunità Pastorale permetterà di riflettere sul secondo passo del nostro itinerario spirituale partito dall’esperienza di Nicodemo. Sarà davvero interessante indagare lo straordinario rapporto che il santo di Assisi ha tenuto con il suo Signore fino al punto di avere segnato il suo corpo con l’immagine stessa di Cristo attraverso le stimmate. Una relazione maturata nello “stare”, nell’ “abitare” e nel “rimanere” con il Signore, fino a fare della sua vita una perfetta immagine di Cristo e del suo Vangelo. Tra le molteplici sottolineature possiamo dire che la spiritualità di Francesco è particolarmente segnata da questa intimità con Cristo e dalla centralità della Sua persona nella sua vita fino al punto che lo si definisce come l’ “alter Christus”.
“Il Signore ti dia pace”… sia dunque la Quaresima dei ragazzi, dei giovani e della comunità adulta, tempo di essenzialità e di preparazione alla Pasqua, un tempo per digiunare da sguardi compulsivi su schermi crepati e un tempo per accorgerci delle crepe di questo mondo. “Ripara la mia casa” disse il Crocefisso a Francesco. Forse lo dice anche a noi. Per fare questo è fondamentale curare e nutrire un intenso rapporto con il Signore, affinché la centralità della sua vita nella nostra ci aiuti a vivere secondo il Vangelo, che per san Francesco come per noi deve essere l’unica regola di vita. Buon cammino di Quaresima! don Maurizio, don Paolo, la comunità educante.
