NON CI SONO PIU’… GLI ADULTI DI UNA VOLTA
Spesso gli adulti, e soprattutto gli anziani, ripetono sconsolati che “non ci sono più i giovani di una volta”. Ma forse è altrettanto vero che non ci sono più gli adulti di una volta. È significativo il libro appena pubblicato di un noto psicologo che ha scelto come titolo “Chiamami adulto”. L’emergenza educativa che stiamo vivendo, caratterizzata non solo da spaventosi episodi di aggressività e di violenza (anche nella nostra città) ma anche e soprattutto da adolescenti che sprofondano in un pericoloso isolamento, è dovuta sia alla fragilità del mondo giovanile sia ad alcune immaturità del mondo adulto. Non vogliamo cercare i colpevoli ma analizzare con lucidità la realtà.
Le alleanze educative traballano, spesso manca la fiducia reciproca tra genitori, insegnanti, educatori, istituzioni. Papa Leone ci ha richiamato a “disarmare le parole” perché i nostri discorsi sono diventati troppo aggressivi, soprattutto sui social. Adulti allo stesso tempo assenti (perché tutti lavorano dalla mattina alla sera) ma invadenti (genitori che addirittura accompagnano i figli maggiorenni all’open day dell’università). Genitori che difendono i figli a spada tratta sempre e comunque screditando le altre figure educative e impedendo così una reale crescita che deve scontrarsi anche con i “no”, con le crisi, con i fallimenti.
Abbiamo concluso la settimana dell’educazione, abbiamo celebrato San Giovanni Bosco. Ma da dove ripartiamo? Mi viene in mente una mamma che a una riunione in oratorio quando parlavo dell’importanza di ascoltare gli adolescenti mi ha guardato sconsolata e mi ha detto “Don Paolo, ma io lavoro dalla mattina alla sera, torno a casa tardi e sono stanca… non ce la faccio…”. Mi ha fatto tenerezza questa mamma, la capisco, so che la vita è complicata per tutti ma, come abbiamo dimostrato la sera della tavola rotonda sull’emergenza educativa, abbiamo tutte le carte per poter ricucire le alleanze, possiamo anzi dobbiamo lavorare insieme come comunità unita, religiosa e civile, per tornare ad essere adulti autorevoli che sanno anzitutto trasmettere ai più giovani il senso del vivere.
Ma intanto ognuno deve fare la sua parte. Ci stiamo domandando cosa possono fare gli oratori. Anche la “forma” dell’oratorio è cambiata e cambierà ancora. Una volta c’era solo l’oratorio e tutti andavano all’oratorio. Oggi non è più così. Abbiamo costituito la nuova commissione per l’educazione, che ha raccolto l’eredità del precedente consiglio degli oratori, e che sta muovendo i primi passi.
Se durante l’anno scolastico, presi da mille impegni, il tempo dell’oratorio si riduce alle attività organizzate legate soprattutto al catechismo, in estate è diverso. Per questo motivo ci stiamo già attivando per l’organizzazione degli oratori estivi che però chiede alcune scelte coraggiose. L’oratorio estivo deve essere un’esperienza che accoglie tutti ma con la garanzia di una qualità educativa della proposta. Per fare questo non è più sufficiente la buona volontà degli animatori e dei volontari. Abbiamo a che fare con tante fragilità che chiedono preparazione e competenza. Per questo motivo stiamo costituendo un tavolo “per l’inclusione”.
Dobbiamo poi fare i conti con una seria crisi sia del volontariato, sia delle figure educative professionali. Quest’anno la pastorale giovanile ha ridotto il suo organico da tre educatori professionali full time a un’educatrice part time, perché di educatori per gli oratori non se ne trovano. Pertanto alcune scelte saranno necessarie: per garantire sia l’oratorio estivo, sia il campeggio non sarà possibile proporre più di quattro settimane di oratorio. Inoltre sarà necessario, perché sia garantita una vigilanza più attenta, aumentare il numero di figure responsabili e maggiorenni, da assumere con regolare contratto. Proporremo poi un progetto specifico per la terza media e sarà confermata, per la 3ª edizione, l’esperienza estiva per gli adolescenti “Zero Sbatty” presso i Concettini.
L’educazione è cosa del cuore, diceva don Bosco. A me verrebbe spontaneo rispondere a don Bosco che oggi l’educazione è diventata troppo complicata. Ma come ci ha saggiamente richiamato l’arcivescovo in occasione del discorso di S. Ambrogio, non ci tiriamo indietro anzi ci facciamo avanti perché la casa sia costruita sulla roccia e per noi, che cerchiamo di essere discepoli credenti, la roccia è Gesù che non ci farà mancare la speranza e una rinnovata passione educativa. don Paolo.
