“VIVERE LA MORTE, CELEBRARE LA VITA”
La celebrazione Cristiana delle Esequie
Facciamo fatica a credere che la morte può essere sconfitta, che c’è un risorto e che in lui anche noi risorgeremo (1Cor 15,20-23); facciamo fatica a vedere i segni della presenza del Risorto. E tuttavia “Davvero il Signore è risorto!” (Lc 24,34). È questo il grido di gioia dei primi discepoli di Gesù e dei cristiani di tutti i tempi.
Per la potenza del mistero pasquale, la gloria di Dio si è irradiata nel mondo ed è divenuta forza di vita e di redenzione. In questa luce pacificante ritrova il suo vero significato anche l’esperienza del morire umano. Per chi guarda al Cristo glorificato, la morte non è la fine di tutto ma il passaggio all’incontro con lui e quindi alla pienezza della vita. “Ai tuoi fedeli – recita la preghiera liturgica – la vita non è tolta, ma trasformata”.
La Pasqua di Gesù non ci consegna solo la vittoria sulla morte, la promessa della risurrezione e la vita eterna, ma anche la possibilità di vivere una pienezza di vita fin da ora. Significativo che Gesù, nel dialogo con le sorelle del fratello defunto Lazzaro, affermi che egli è sì la resurrezione, ma aggiunge anche, in modo sorprendente, che è la vita (Gv 11,25). Al Signore non basta rassicurci sulla risurrezione dopo la morte, ma anche sulla vita qui ed ora. È il mistero della Pasqua celebrata nell’Eucaristia; è la certezza che egli è venuto perché abbiamo la vita e l’abbiamo in abbondanza (Gv 10,10). Con la sua Pasqua noi non andiamo più verso la fine, ma verso il FINE che è Lui, Vivente in eterno e pienezza della nostra esistenza. Difatti, per la fede cristiana la nostra vita non va verso il deterioramento e il disfacimento, ma verso una pienezza.
Tutto questo è detto e celebrato nel mistero pasquale e in particolare nella celebrazione dell’Eucaristia, sacramento per eccellenza della vita. Ecco perché la celebrazione dell’Eucaristia durante il rito delle Esequie dei defunti è l’espressione massima della fede, della preghiera e dell’affidamento che possiamo fare per nostri cari e di noi stessi a Dio, anche nel momento del nostro passaggio. Infatti, di per sé, per il cristiano non esiste la morte se non in termini biologici, ma esiste solo la Pasqua, cioè il passaggio – il termine ebraico significa proprio questo – da questa vita alla vita nella sua pienezza in comunione col Signore e con i nostri fratelli e sorelle nella fede. C’è dunque un morire che è tipicamente cristiano: per il credente il suo morire è un morire in Cristo perché «sepolti con Cristo nella sua morte possiamo risorgere con lui nella sua risurrezione» (Rm 6,8; Col 2,12).
Per questo, nella sua materna sollecitudine, la Chiesa ha sempre tenuto in alta considerazione il momento della morte, cioè del congedo nella fede da questo mondo e del passaggio alla casa del Padre. Continua a farlo attraverso l’azione pastorale della “Celebrazione delle Esequie” – che ha sempre visto nell’Eucaristia il suo momento culminante, ma ha anche attribuito grande importanza ai gesti che la precedono e la seguono.
Convinti della rilevanza di una simile azione pastorale e insieme consapevoli dei profondi cambiamenti in atto, è parso opportuno alla Comunità Pastorale fornire alcune indicazioni, anche pratiche, circa la Celebrazione delle Esequie.
Riteniamo importante il contatto con i familiari. Riteniamo importante e ci impegniamo con particolare cura all’evangelizzazione di questi momenti dell’esperienza umana, cura che si esprime nell’accompagnamento dei familiari, nei gesti e nelle parole liturgiche.
Rimandiamo per tutte le situazioni concrete o specifiche al direttorio della Chiesa ambrosiana promulgato nel 2017 e aperto ad eventuali adattamenti per rispondere pastoralmente alle esigenze dei cambiamenti in atto. Inoltre, si potrà far riferimento al recentissimo documento dei Vescovi Lombardi (ottobre 2025) relativo alle indicazioni liturgiche e pastorali circa le prassi del “dopo cremazione”.
La nostra Comunità Pastorale, a seguito delle difficoltà organizzative e pratiche dovute a molti fattori, ma -soprattutto- a partire dalla considerazione che davvero LA CELEBRAZIONE EUCARISTICA DELLE ESEQUIE È IL MASSIMO DELLA NOSTRA AZIONE DI FEDE A SUFFRAGIO DEI NOSTRI CARI, propone sempre la celebrazione dell’Eucaristia, e propone la celebrazione della liturgia funebre senza la messa solo qualora non ci fossero le condizioni. Riteniamo opportuno concludere la celebrazione delle esequie in Chiesa al termine della Messa, con una benedizione finale specifica. Pertanto, non si procederà più alla benedizione della salma nell’atrio del cimitero, sapendo che il cimitero, con tutte le sue tombe e loculi, è già benedetto: non a caso la pietà e la convinzione popolare lo chiama “campo santo”. Per quanto riguarda la benedizione delle Ceneri, in considerazione del notevole incremento del loro numero, siamo in attesa di indicazioni liturgiche più precise e di formulare una prassi più consona alle esigenze pratiche e alla dignità del gesto.
La preghiera di suffragio potrà continuare sia personalmente che comunitariamente: la parrocchia, infatti, celebra il ricordo dei defunti con particolare assiduità anche con le celebrazioni e le intenzioni per i defunti. la Diaconia
