Pagina Iniz. 2025 Novembre I CALENDARI DELL’AVVENTO

I CALENDARI DELL’AVVENTO

I CALENDARI DELL’AVVENTO

Con il primo dicembre iniziano i famosi calendari dell’Avvento; famosi soprattutto per bimbi e ragazzi che, aprendo una casella per giorno, dietro vi scoprono un cioccolatino o una caramella, oppure qualche altro oggetto o anche solo una frase o un disegno. Certamente anche gli adulti ricorderanno questa pratica della loro infanzia seppur con strumenti e modalità diverse dalle attuali. L’obiettivo di questi calendari è chiaro: accompagnare e aumentare l’attesa frenetica della festa del Natale. Per i più virtuosi lo scopo è anche quello di prepararsi spiritualmente ad accogliere, nella fede, l’avvento, la venuta tra noi di Gesù, il Figlio di Dio.

Tutto ciò merita un approfondimento anche per ricondurre a cogliere il vero significato religioso e di fede di tale evento, che la cultura moderna e il pensiero comune hanno ormai svuotato della sua origine e ridotto a commercio consumistico e feste che non aiutano più a cogliere il soggetto della festa stessa. Infatti, ci scambiamo regali e facciamo feste, ma non riconosciamo più chi è colui che festeggiamo.

Tutti vogliamo una vita avventurosa, perché niente deprime come la ripetitività e la noia, ma sembra che solo i bambini riescano a trovare avventure ovunque. Forse perché la parola avventura oggi è ridotta allo straordinario, a emozioni intense ma passeggere. Con il senso della parola avventura abbiamo forse perso anche “il senso dell’avventura”? Vogliamo avventure, ma senza troppi rischi, che però è come decidere di non camminare per paura di inciampare.

Questo periodo dell’anno e il suo calendario possono allora servire ad aggiustare una parola scassata, perché “avventura” viene da “avvento” (venuta), cioè i giorni che, nel calendario cristiano, preparano la Nascita di Gesù (Natale). I calendari d’Avvento, con dolci e sorprese, dovrebbero scandire l’attesa della (ri-)nascita cosmica (la luce torna a prevalere sul buio), ma anche quella personale e collettiva. Non bastano alberi, luci e regali per vivere “avventurosamente”, cioè per nascere di più. E poiché Natale è l’unico compleanno in cui sono gli invitati, non il festeggiato, a ricevere regali, che avventura ci serve per riceverli davvero? E che cosa dobbiamo regalarci a vicenda?

Tornando alla storia della parola, “avventura” non deriva dal verbo latino ad–venio: “le cose che accadranno”. La parola, come riassume bene il filosofo Giorgio Agamben – di cui anch’io ho studiato un po’ alcuni suoi testi -, viene dal latino classico e cristiano adventus (l’avvento di un principe o del messia) o da eventus, in ogni caso il termine designa l’accadere a un certo uomo di qualcosa di misterioso o meraviglioso, che gli permette di diventare uomo. Avventura è quindi nascere, diventare se stessi, trovare il sacro (mistero e meraviglia) della vita, cioè ciò che in essa non muore, il motivo per cui ciascuno di noi è qui.

Ne rimane traccia in espressioni come “l’avventura umana” per indicare proprio il percorso di ominizzazione: il rischioso cammino verso la piena nascita di se stessi.

Oggi d’avventura è al massimo il genere di un libro/film, avventuroso è un posto esotico, avventuriero un esploratore di luoghi misteriosi o un personaggio che partecipa al reality televisivo come l’isola dei famosi. Insomma, avventura non è più il “senso (direzione e significato) della vita”. Eppure, persino il Dio della narrazione cristiana accetta l’avventura umana: si incarna. Il credente dovrebbe essere chi vive la condizione umana, dal grembo alla tomba, come avventura: se Dio si fa uomo allora essere uomo è “da Dio”, è divino. Un’ipotesi che rende tutto entusiasmante (entusiasmo significava in greco “avere un dio dentro”): ogni giorno è un’avventura in base a quanto “avvento” di se stessi.

Il colore delle vesti liturgiche delle messe d’Avvento è non a caso il viola, colore della prova, del mistero, della vita spirituale e dell’unione dei colori dell’umano e del divino, di terra e cielo, il rosso e il blu. Insomma, l’Avvento sta al Natale come l’avventura alla nascita, perché vivere è provare a nascere del tutto, incarnare un destino. Se a Natale riceviamo regali è per ricordarci che la Vita (divina) vuole la nostra venuta, ovvero di-venire, rinascere ogni giorno per addivenire a ciò che siamo, figli nel Figlio di Dio che per farci vedere chi dobbiamo di-venire si è fatto lui stesso uomo ed è venuto ad abitare nell’umana avventura.

Noi infatti siamo chiamati a due nascite: la prima senza far nulla, la seconda (che dura tutta la vita) diventando noi stessi, essere e fare quello che solo noi possiamo essere e fare. E allora tutto diventa avventura: fare una lezione, scrivere, amare e lasciarsi amare, fare la spesa, cucinare, sbagliare… ma sempre facendolo con entusiasmo, aggiungendo qualcosa di nuovo e migliore, insomma, le “prove” che ci portano a trovare il sacro nell’ordinario, l’entusiasmo nel quotidiano.

Voglio augurare giorni pieni “d’avvento” – quindi non solo per questo tempo liturgico, ma per tutta la vita -, perché troviamo il coraggio di nascere un po’ di più e di aiutare chi ci sta accanto a farlo. Ogni casella del calendario d’avvento, e di ogni giorno della nostra esistenza, contiene sempre un’opportunità per affrontare con quello spirito di avventura che è l’attesa (avvento) della mia piena realizzazione, non senza il mio personale coinvolgimento e contributo fattivo.

Buon cammino come Elisabetta e Zaccaria… come Maria e Giuseppe… come i pastori… come i Magi… come le persone comuni che vanno verso colui che già ci viene incontro. don Maurizio.

LogoComPatorale