Giornata Diocesana Caritas – LA CARITÀ È UN DOVERE DI TUTTI E NON SOLO DEI VOLONTARI
Sabato 8 nelle messe vigiliari e domenica 9 in tutte le messe festive, celebreremo la giornata della Caritas diocesana pregando per la nostra Caritas di comunità e riflettendo assieme sul valore e sul significato della nostra azione caritativa nei confronti dei poveri.
Nelle Ss. Messe vigiliari di sabato 8 e in tutte le Ss. Messe di domenica 9, celebreremo la Giornata mondiale dei Poveri e la Giornata diocesana della Caritas, pregando per la nostra Caritas di Comunità e riflettendo assieme sul valore e sul significato dell’azione caritativa nei confronti dei poveri. In tutte le Messe, come segno, sarà distribuito il pane del giubileo benedetto durante la liturgia (pagnotte da un chilo, con offerta minima di 5,00 euro).
L a proposta pastorale dell’arcivescovo Delpini di quest’anno “Tra voi non sia così” suona davvero opportuna per il tema della carità cristiana. Nessuna delega a specialisti né a operatori della solidarietà, ma responsabilità di tutti e di ciascuno nel vivere lo stile evangelico della carità.
È tutta la comunità cristiana, in ciascuno dei suoi membri, che è chiamata a vivere la carità. Basterebbe rileggere i testi degli Atti degli Apostoli (At 4,34) per rendersene conto.
L’enciclica di papa Francesco “Fratelli tutti” ha richiamato la comune radice della dignità umana, che risiede nell’essere creature di Dio e in Gesù Cristo fratelli di un solo Padre. Le persone e, dunque, in particolare i battezzati, esistono come esseri fondamentalmente in relazione. Questo vale in modo ancora più intenso di fronte alle esigenze della carità, perché le risposte sempre chiamano in causa una complessa trama di relazioni. Infatti, se rileggiamo con attenzione la parabola evangelica (Lc 10,30-37) ci accorgiamo che quello del Samaritano è tutt’altro che un gesto individuale: egli ha infatti bisogno dell’albergatore, dell’ospitalità, dell’ospedale. Ha bisogno di altre cose per vivere la sua carità: del denaro, ha bisogno dell’olio e del vino. E chi fabbrica l’olio e il vino si fa prossimo al ferito. È tutta una serie di rapporti che si redimono nella misura in cui sono coinvolti nell’agire di carità.
Alle domande che riguardano tutti non si può che rispondere insieme. A partire dalla fraternità, che lega tutti ad un’unica origine e a un medesimo destino, la carità è responsabilità di tutti e della comunità ecclesiale in primis. C’è sempre più bisogno di una Chiesa sinodale e quindi di tutti i cristiani insieme; e da questa prospettiva la carità sa dare forma associativa, istituzionale e persino politica alle dimensioni della giustizia della cura dello sviluppo.
Dedicarsi al tema della carità non significa infatti studiare un aspetto settoriale della missione pastorale della Chiesa, o varare alcune iniziative di fraternità o di assistenza che vanno ad aggiungersi alle tante altre che compongono la vita ordinaria delle nostre parrocchie. La carità è invece la forma, il clima, il principio unificatore di tutto. Insomma, tutti gli aspetti della vita pastorale devono semplificarsi, unificarsi, riorganizzarsi attorno a questa elementare e formidabile domanda: “come questo aspetto, questa struttura, questo luogo, questa scelta personale o comunitaria, questa celebrazione riuscirà a esprimere nella forma più luminosa possibile la carità di Gesù per gli uomini, secondo quella gerarchia, quelle preferenze per gli ultimi, quella dedicazione totale di sé che furono proprie di Gesù?”.
Questa semplice e formidabile domanda è affidata a tutta intera la comunità pastorale che non può e non deve delegare solo alcuni ad occuparsi della carità. Certo, non è facile tradurre concretamente il coinvolgimento di ciascuno ma è anzitutto uno spirito, un sentire comune che va coltivato. Non è facile, infatti, cogliere che cosa susciti l’espressione “carità” nella mente di ciascuno. Non pochi pensano subito a qualche atto di umana compassione, o a tirar fuori qualcosa dal portafoglio. Per altri si tratta di gesti e attitudini poco efficaci a cambiare davvero la storia. Se poi facciamo riferimento a espressioni di denso contenuto teologico, come “Chiesa della carità” o “una Chiesa dalla carità”, il rischio di non capire o di afferrare solo un concetto vago e nebuloso si fa ancora più forte.
Anche l’espressione Farsi prossimo, così carica della forza della parola di Gesù e così sconvolgente nel suo messaggio (sono io innanzitutto che devo muovermi!), urta di fatto con la difficoltà della parola “prossimo”, non da tutti intesa nella sua etimologia e nella sua carica.
Solo una riflessione paziente e una lettura meditata del Vangelo possono aiutare a sciogliere rigidezze, pigrizie e alibi giustificativi di atteggiamenti rassegnati del tipo: “cosa ci posso fare”.
Abbiamo tuttavia la certezza che il Signore ci guiderà a vivere la carità da parte di tutti e di poterla offrire a tutti gli uomini e le donne residenti nei nostri territori come segno di amicizia, di buona volontà, di contributo al bene comune e di speranza.
Colui che ci ha detto “Va’ e fa’ anche tu lo stesso” metta nel cuore di ciascun membro della comunità la voglia “di andare e di fare”, e nel cuore di tutti la voglia di partecipare al vortice di solidarietà che il Vangelo ha insegnato alla Chiesa del suo Signore e Maestro. don Maurizio.
