Pagina Iniz. 2025 Settembre FATTI AVANTI!!!

FATTI AVANTI!!!

FATTI AVANTI!!!

Festa di apertura degli oratori… ma se spesso sono chiusi? Che senso ha questa festa? Vorrei iniziare con questa provocazione che spesso mi viene ribadita da tanti adulti che, qualche anno fa, tutte le domeniche pomeriggio andavano all’oratorio e gli oratori erano pieni. Nei mesi scorsi ho letto e proposto alla riflessione dei collaboratori degli oratori un testo dal titolo intrigante “Campo base. L’oratorio che verrà?”. Per tentare di descrivere come dovrebbe essere l’oratorio del futuro, l’autore azzarda l’immagine del “campo base” per le escursioni in alta montagna. Per tanti anni abbiamo pensato agli oratori come a delle “cittadelle” o “carovane”, immagini per dire che in oratorio alla fine venivano tutti o quasi. Mentre per il prossimo futuro l’oratorio dovrebbe diventare appunto un “campo base”, una sorta di punto di partenza per la missione che ogni giovane è chiamato a scoprire per la sua vita. Papa Francesco, nei suoi dodici anni di pontificato, ci ha ricordato più volte che stiamo vivendo un “cambiamento d’epoca” e che l’importante non è “occupare spazi” ma “avviare processi”. Dobbiamo dircelo con chiarezza: non possiamo più vivere di nostalgie di un passato che ormai non esiste più. Dobbiamo prendere atto di una realtà inedita che ci chiede di cambiare la “forma” (non la “sostanza”) della vita della Chiesa e quindi anche dei nostri oratori.

Se l’oratorio della domenica non è più quello di prima, non vuol dire che gli oratori non funzionano più. Ogni giovedì sera in oratorio ci sono un centinaio di adolescenti, ogni venerdì sera centocinquanta preadolescenti. Nelle prossime settimane più di cento giovani del decanato parteciperanno alla scuola di teologia. In settimana, ogni pomeriggio abbiamo diversi adolescenti e giovani che vengono a studiare insieme negli spazi rinnovati e benedetti dall’arcivescovo lo scorso 27 giugno. Non vogliamo però ridurre la questione al “dare i numeri”, ma possiamo dire che diversi “processi” sono avviati e vanno avanti e questo deve ridarci fiducia e speranza.

In tutto questo, all’inizio del nuovo anno oratoriano, vorrei ribadire alcune prospettive sulle quali dobbiamo “farci avanti” e camminare insieme.

Durante gli oratori estivi ci siamo resi conto ancora di più di quanto l’educazione sia diventata avventura complessa e faticosa. Dobbiamo chiedere la grazia di una rinnovata passione educativa che si traduca anzitutto nella consapevolezza di essere una comunità educante. La responsabilità educativa, a tutti i livelli, non può essere semplicemente delegata ma condivisa da tutti, soprattutto in un tempo dove non solo i preti ma anche le figure professionali sono sempre di meno. In un tempo difficile segnato dalla violenza e dal disagio giovanile, siamo chiamati a costruire “alleanze educative” tra di noi, con le famiglie, le scuole, le realtà sportive e tutta la società civile con le sue istituzioni e associazioni. Quando si lavora insieme i frutti si vedono! Un esempio per tutti è la nuova proposta estiva per gli adolescenti, realizzata insieme ai Concettini, all’amministrazione comunale e a diverse cooperative del territorio.

In questi giorni siamo tutti sconcertati dalla furia della natura e soprattutto dall’assurdità della guerra. L’inizio del nuovo anno oratoriano possa segnare la volontà di un cammino serio per prenderci cura dell’educazione dei nostri ragazzi. Educare è il primo passo per prendersi cura del creato e per costruire la pace. Educare è forse oggi una nuova opera di misericordia. E, anche davanti ad apparenti fallimenti, forse è sufficiente fermarci e metterci in ascolto della Parola di Gesù che dice ai discepoli tornati a pescare come prima: «”Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete”. La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci». Buon cammino! Don Paolo