Pagina Iniz. 2025 Agosto Tempo del Creato 2025

Tempo del Creato 2025

Tempo del Creato 2025  – Dal 1° Settembre al 4 Ottobre 2025
“Il popolo di Dio, Libero da preoccupazioni, vivrà nella pace, in una dimora sicura” – Is 32,18

“Laudato si’…”: il Cantico delle Creature compie 800 anni, mentre l’enciclica, uscita il 24 maggio 2015, dieci. Il doppio anniversario è l’occasione per rileggere il rapporto tra natura e uomo, cercando di andare al di là dei facili schematismi. Propongo, pertanto, una riflessione molto  originale ma di sostanza teologica e utile per la nostra fede e la nostra testimonianza cristiana.

Tirreno, Adriatico, Indiano, Ponto, Egeo, Ionio, Atlantico, Mar Rosso e tanti mari ancora. Danubio, Reno, Po, Giordano, Tevere e Rodano… In poche righe si percorre gran parte dell’idrografia conosciuta allora.

Piante e radici medicinali, abeti, rose, viti, pioppi, cipressi, faggi, pini, fichi, gigli. Pagine e pagine di alberi, fiori, frutti ed erbaggi vari. Cornacchie, pappagalli, merli, pernici, rondini, folaghe, pesci, tortore, api, lepri, camaleonti, cavallette, pipistrelli, cavalli, asini, volpi, cervi, galli, leoni,  leopardi, formiche, serpenti, mucche, pecore, ricci, lupi, scimmie, cani, vermi, elefanti… Una lunga litania di animali, descritti con cura.

Di cosa stiamo parlando? Un libro di scienze naturali? Un trattato di etica ambientale? Una favola per bambini? Niente affatto. Si tratta di una raccolta di omelie di circa millesettecento anni fa, uscite dalla bocca austera di Ambrogio, vescovo di Milano. Commentano i sei giorni della
Creazione e compongono il suo Exameron, spesso ingiustamente considerato la brutta copia di quello più titolato di Basilio il Grande. Effettivamente la dipendenza dal testo greco balza all’occhio. Ma è pure lampante la sua distanza. Basilio, reagendo al proprio ambiente culturale, è molto interessato a questioni teoriche, come quella inerente all’inizio del cosmo. Ad esse Ambrogio accenna soltanto, poiché più attratto dalla descrizione delle singole creature, avvalendosi dei testi scientifici latini.

In ogni caso, chi si aspetterebbe dal portamento fiero di Ambrogio tali omelie? La cosa sicomplica al pensiero che furono tenute durante la Settimana Santa, probabilmente nel 387, in preparazione alla celebrazione della Pasqua. L’apertura mentale di Ambrogio gli consentiva di annunciare la morte e la risurrezione di Cristo osservando rondini e cani, fossi e laghi, pigne e ciliegi.

Perché? Probabilmente, appropriandosi della visuale dei libri sapienziali della Bibbia, egli riteneva che l’osservazione attenta della Creazione fosse già osservanza del patto tra Dio e il mondo. Cristo stesso, parlando del Padre, indicò uccelli del cielo e fiori del campo e li “usò” per dare sostanza al suo linguaggio parabolico per annunciare la salvezza offerta dal Padre. Tuttavia, la competenza e la simpatia con cui Ambrogio parla di cose, vegetali e animali serbano forse un’ulteriore, impensata tonalità. La commozione poetica trasforma l’alto funzionario romano, divenuto vescovo, nell’Adamo alle prese con lo stupore e la meraviglia generata dal creato e con la responsabilità dell’attribuire nomi alle creature. Milano diventa quasi un Eden primordiale.

Il primo uomo, Adamo, innocente custode del giardino, non chiamò i viventi dando sfogo alla bizzarria dell’arbitrio che impone nomi a casaccio. Nemmeno stabilì una puntigliosa, rigida classificazione senza sfumature. Piuttosto, l’innocenza gli permise di pronunciare il nome vero e segreto che mormora in ogni cosa. Perciò Eden, il giardino, era innanzitutto il luogo della giustizia dei nomi. Là le cose non si chiamavano a vanvera, né per nomignolo o categoria, o addirittura insultando. Chiamare ogni creatura con il proprio singolare nome: questa è la giustizia originaria e rispettosa, perduta a causa del peccato.

La grande conversione consiste nel ritrovare la strada dell’Eden, il giardino della giustizia. A ben guardare questa è l’intenzione dell’enciclica Laudato Sì di cui proprio in questo anno si festeggia il decimo anniversario: senza giustizia, la terra non sarà mai un giardino.

Cosa ci siamo persi perdendo quel giardino!
Nell’Exameron, come pure nel Cantico delle Creature di Francesco, vi sono affioramenti della memoria di quel giardino, emersioni dell’affetto per la sua mancanza. Forse lo è anche il desiderio, antico quanto l’umanità, di disegnare, curare, restaurare giardini. Non importa se di una reggia, una casetta o qualche vaso sul balcone.

In ogni caso, Ambrogio aveva visto lungo, parlando di faggi, rose e api per preparare i suoi alla Pasqua. Infatti, il Risorto fu incontrato in un giardino. La Maddalena si trova presso la tomba vuota «al mattino, quand’era ancora buio» (Gv 20,1). Chi si aggira a quell’ora in un giardino se non chi lo cura? Il Risorto, colui che ha cura del giardino del creato e dell’umanità fino al punto da restituire loro la dignità originaria uscita dalle mani di Dio. Davvero, potremmo pensare al Risorto come il “divino giardiniere”. Per Maria è quindi facile confondere il Signore con il giardiniere. Il lettore, però, sa già che il personaggio incontrato dalla donna è il Salvatore. Ciò conferisce alla narrazione un tocco gentile, simpatico e ironico: proprio lei, così vicina al Maestro, confonde il Risorto con un giardiniere.

Se invece Maria avesse visto giusto? La raffinata sensibilità di grandi artisti le dà senz’altro ragione, dipingendo il Risorto munito di una bella zappa. Così fanno il Beato Angelico, il Bronzino, Correggio, Tiziano, Tintoretto e molti altri. Poussin, per togliere ogni dubbio, lo raffigura con un piede sul badile, nell’atto di dissodare la terra. In ogni modo, al rivedere Cristo non fu felice solo Maria. Lo erano anche le pietre, i fiori e i lombrichi, perché finalmente era tornato l’Innocente che li avrebbe chiamati per nome.


Il tema della Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato (che ha aperto il Tempo per il Creato dal 1° settembre al 4 ottobre) è “Semi di Pace e di Speranza”. Quest’anno, nel contesto del Giubileo, il tema, scelto dal nostro amato Papa Francesco, acquista il suo pieno e particolare significato.

Abbiamo la tentazione di pensare che si tratti di un tema che non ci tocca personalmente. Spesso accade che, come cristiani, ci defiliamo dalla responsabilità della cura del creato, di una ecologia integrale a partire dall’impegno per una giustizia di fondo che tocca in primo luogo la dignità della persona umana. Ma i testi biblici nel loro contesto invitano a “coltivare e custodire” il giardino del mondo perché la vita dei suoi abitanti (uomini, animali, vegetali…) sia bella e dignitosa nel contesto del progresso dei popoli e rendere il creato “casa accogliente”.

Molte volte Gesù, nella sua predicazione, usa l’immagine del seme per parlare del Regno di Dio e, alla vigilia della Passione, la applica a sé stesso paragonandosi al chicco di grano che per dare frutto deve morire (cfr Gv 12,24). Per il Battesimo in Cristo siamo dei semi anche noi. Non solo, ma “semi di Pace e di Speranza”. Come dice il profeta Isaia, lo Spirito di Dio è in grado di trasformare il deserto, arido e riarso, in un giardino, luogo di riposo e serenità: «In noi sarà infuso uno spirito dall’alto; allora il deserto diventerà un giardino e il giardino sarà considerato una selva. Nel deserto prenderà dimora il diritto e la giustizia regnerà nel giardino. Praticare la giustizia darà pace, onorare la giustizia darà tranquillità e sicurezza per sempre. Il mio popolo abiterà in una dimora di pace, in abitazioni tranquille, in luoghi sicuri» (Is 32,15-18).

Queste parole profetiche affermano con forza che, insieme alla preghiera, sono necessarie la volontà e le azioni concrete che rendono percepibile questa “carezza di Dio” sul mondo (cfr Laudato si’, 84). Si tratta di un annuncio di straordinaria attualità. In diverse parti del mondo è ormai evidente che la nostra terra sta cadendo in rovina.

È ormai davvero il tempo di far seguire alle parole i fatti. «Vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale di un’esistenza virtuosa, non costituisce qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell’esperienza cristiana». Lavorando con dedizione e con tenerezza si possono far germogliare molti semi di giustizia, contribuendo così alla pace e alla speranza.

La frase-tema dell’anno giubilare 2025 “Pellegrini di Speranza” chiede non solo la conversione alla vera speranza cristiana ma di essere continuamente in cammino (“pellegrinanti”) per realizzare giorno dopo giorno la speranza cristiana attraverso un impegno concreto e fattivo per far germogliare i semi buoni contribuendo con il nostro stile di vita alla realizzazione dell’ecologia integrale, il cui primario impegno è verso la dignità dell’uomo e della donna.

L’Enciclica “Laudato si’” ha accompagnato la Chiesa Cattolica e molte persone di buona volontà per dieci anni: essa continui ad ispirarci e l’ecologia integrale sia sempre più scelta e condivisa come rotta da seguire. Così si moltiplicheranno i semi di speranza, da “custodire e coltivare” con la grazia della nostra grande e indefettibile Speranza, Cristo Risorto.

Come insegna la Sacra Scrittura, la terra appartiene a Dio e noi tutti vi abitiamo come «forestieri e ospiti» (Lv 25,23). Se veramente vogliamo preparare nel mondo la via della pace, impegniamoci a rimediare alle cause remote delle ingiustizie, ripianiamo i debiti iniqui e insolvibili, saziamo gli affamati; riconciliamoci con il creato.

Finora forse raramente abbiamo inserito nel nostro esame di coscienza la domanda: oggi sono stato “seme di pace e di speranza” per chi ho incontrato e, per questo mondo nel quale vivo, ho contribuito perché sia “giardino di Dio” per me e per tutti gli altri?


ll logo scelto per l’edizione di quest’anno è intitolato “il Giardino di pace”, ispirato al racconto biblico della colomba che torna con il ramo d’ulivo dopo il diluvio.


L’Enciclica “Laudato sì” ha accompagnato la Chiesa Cattolica e molte persone di buona volontà per dieci anni: essa continui ad ispirarci e l’ecologia integrale sia sempre più scelta e condivisa come rotta da seguire. Così si moltiplicheranno i semi di speranza, da “custodire e coltivare” con la grazia della nostra grande e indefettibile Speranza, Cristo Risorto.


Veglia di Preghiera nella giornata del creato
Lunedì 1° Settembre 2025 ore 21.00 Chiesa Sacro Cuore via S. Ambrogio, 35 – Mariano Comense

2025.09.01 - Veglia Tempo del Creato 2025


Il tema di questa Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, scelto dal nostro amato papa Francesco, è “Semi di Pace e di Speranza”. Nel 10° anniversario dell’istituzione della Giornata, avvenuta in concomitanza con la pubblicazione dell’Enciclica “Laudato sì”, ci troviamo nel vivo del Giubileo, “pellegrini di Speranza”.

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